La seconda puntata della storia di Ale, raccontata da Tiziana R. (Leggi qui la prima)
[...] Fino a quando un giorno, anzi per essere precisa, un pomeriggio, ricevo una telefonata dall’assistente sociale che allora aveva in carico Ale. Mi chiede se sono disposta a prendermi cura di lui per una settimana poiché sua madre è stata ricoverata. La mia prima reazione è stato di panico. Ecco ora mi trovavo di fronte a una richiesta chiara e precisa a cui dovevo dare una risposta altrettanto chiara e precisa. Breve consultazione con la mia famiglia e nel giro di pochi minuti, come spesso noi tutti facciamo, abbiamo deciso che sì, eravamo pronti.
E così dopo qualche giorno, in un tardo pomeriggio piovoso e dopo qualche mese che non lo vedevo c’è stato questo “scambio” tra il convivente di sua madre e me. Io ero emozionata come non mi succedeva da tempo, lui impassibile e serio come al solito. Che fare? Siamo andati a trovare mia madre, mi era sembrato un buon inizio, soprattutto per me a cui serviva arginare le emozioni. E solo le mamme sanno farlo. Ma dopo un po’ mi sono accorta che forse la cosa migliore era quella di stare soli, io e lui. E così sotto la pioggia siamo andati a casa e inconsciamente ho fatto la stessa cosa che avevo fatto con i miei figli una volta riportati a casa dall’ospedale: gli ho fatto il bagno.
Impreparata, ho trovato una specie di bacinella che ho riempito di acqua e di oggetti trovati in cucina per giocare al travaso. Deformazione professionale! E lui si è fatto fare tutto, sempre apparentemente senza emozioni, ma ad un certo punto mi ha guardato e mi ha regalato un incredibile sorriso. Questa immagine la porterò sempre con me come un segno del nostro incontro. Ho dovuto capire da sola cosa gli piaceva mangiare (Ale non parlava nonostante avesse due anni), come dormiva, con che cosa giocava. Ho lottato contro la voglia di comprargli vestiti nuovi e decenti al posto dei suoi che non si presentavano tanto bene. Ma non potevo “spogliarlo” anche di quelli. Gli ho solo comprato un biberon nuovo perché il suo era veramente indecente.
Il resto della settimana è stato complicato e difficile. Non ha mai dato segno evidente di senso di smarrimento, non ha mai pianto né ci ha dato modo di sentire la mancanza della madre. È stato oppositivo, ipercinetico, ostinato. Una settimana che ci ha provato duramente tanto che alla fine ci siamo sentiti sollevati che fosse finita. Ma in realtà non era finita, per niente. [Continua]

